.
Annunci online

 
zuccavuota 
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Tempo Reale, di Vittorio Zucconi
Spinoza
Lateral, di Luca Bottura
Wonder Cozza
Zaque I
Zaque II
Voglio Scendere
La Deriva, di Rizzo e Stella
L'Amaca, di Michele Serra
Chiarelettere
2+2=5
  cerca


 

diario | cicchetti politici |
 
Diario
1visite.

11 luglio 2010

La liberta' di stampa NON e' un diritto assoluto.



Una precisazione: che la liberta' di stampa non sia un diritto assoluto, ma che debba avere dei limiti, e' una ovvieta': la stampa non puo' invadere la sfera personale e privata o diffamare, ovviamente... ora, B. dice questa ovvieta' in maniera maliziosa, strumentale, piegandola a quella che ritiene la sua liberta' assoluta di farsi i cazzi suoi con i soldi nostri, CON I SOLDI NOSTRI, DI TUTTI, PUBBLICI. I percorsi che seguono i soldi e le risorse pubbliche DEVONO essere anch'essi pubblici in una democrazia. E la stampa ha il dovere di informare l'opinione pubblica e fare chiarezza nelle voragini oscure dove finiscono i soldi di chi paga le tasse.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi Liberta Stampa Legge Bavaglio

permalink | inviato da gico_81 il 11/7/2010 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

14 dicembre 2009

Berlusconi è vittima del clima d'odio dovuto a certe dischiarazioni irresponsabili. In pratica un tentato suicidio.

Berlusconi è vittima del clima d'odio dovuto a certe dischiarazioni irresponsabili. In pratica un tentato suicidio. [venividiwc]

Ci sono un paio di editoriali con i quali concordo pienamente: quello di Gomez e quello di Mauro. Una ferma condanna della violenza, senza nessuna attenuante, e la denuncia del clima curvaiolo esasperato e' precipitata la politica italiana.

Qualcuno ha detto che in Italia non esiste il pluralismo, ma lo "schierantismo. Ecco, questa politica "schierantista" del "con me o contro di me" e' la politica di Berlusconi, e' il prodotto e la fonte stessa del Berlusconismo. I cosiddetti anti-berlusconiani che esultano per il ferimento di SB fanno inconsapevolmente parte di questo "gioco di ruolo" messo in scena da SB. In questo gioco anche i fatti sono "schierati", diventano faziosi, diventano opinioni: tutte le posizioni vengono di fatto appiattite sullo stesso piano, fatti e idee perdono il loro potere.

E l'Egoarca (brillante definizione di D'Avanzo) domina. 


Berlusconi e la violenza: la forza dei fatti e delle idee


da Antefatto.it

Deve essere chiaro che chi ha colpito questa sera al volto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non è uno stupido, ma un delinquente. Il nostro pensiero sul Cavaliere è noto: crediamo che sia il peggior premier della storia repubblicana. Riteniamo che sia il perfetto campione di una classe dirigente nel suo complesso mediocre che non rappresenta il Paese e che il Paese non merita. Caste di questo tipo non si abbattono però con la violenza, ma con la forza dei fatti e delle idee. L'Italia ha bisogno di verità, di giustizia, di legalità, non di pugni in faccia o di insulti. Per questo è nato il nostro giornale, per questo è nato questo blog. Quindi ci auguriamo che il solitario protagonista dell'aggressione a Berlusconi venga punito con assoluta severità. Da parte nostra, invece, assicuriamo che andremo avanti come sempre: analizzando le cose, ragionando e (quando è il caso) protestando.

Post scriptum
Mentre scriviamo, giunge notizia che l'aggressore sarebbe in cura da 10 anni per malattie mentali al Policlinico di Milano. Fermo restando quello che abbiamo detto fin qui, chi già cercava improbabili mandanti morali o si preparava a lanciare l'allarme terrorismo farebbe bene a darsi una calmata anche lui.

Peter Gomez e Marco Travaglio


Contro la violenza per la libertà

di EZIO MAURO

Hanno colpito Berlusconi. L'immagine del volto del Premier trasformato in una maschera di sangue raggiunge tutti noi con la sua carica di violenza. Con la follia che trasforma un uomo in simbolo da abbattere ad ogni costo e con ogni mezzo, e la persona che diventa un bersaglio fisico. Il film drammatico di piazza Duomo farà il giro del mondo, testimoniando il degrado dello scontro politico in Italia. Ma per una volta, non è questo che conta. Conta l'effetto su ognuno di noi, sul Paese, sul sistema politico.

Amici e avversari, sostenitori e oppositori oggi devono essere solidali con il premier - come siamo noi - e senza alcun distinguo, nel momento in cui è un uomo colpito dalla violenza. E devono fare muro contro l'insania di questo gesto, prima di tutto perché è gravissimo in sé e poi perché può incubare una stagione tragica che abbiamo già sperimentato, negli anni peggiori della nostra vita.

Solo così la politica (che la violenza vuole ammutolire) può salvarsi, ritrovando il suo spazio e la sua autonomia, nella quale è compreso il confronto durissimo tra maggioranza e opposizione e anche lo scontro di opinioni, programmi e strategie. Ma distinguendo, sempre, tra le critiche e l'odio, tra il contrasto d'idee e la violenza, tra le funzioni e le persone.
Anche se il gesto di piazza Duomo è fortunatamente isolato e frutto di follia, in gioco c'è niente meno che la libertà. La libertà di Berlusconi di dispiegare le sue politiche e le sue idee coincide con la nostra stessa libertà di criticarlo. Questo spazio di libertà si chiama democrazia: difendiamola.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi travaglio odio gomez ezio mauro.

permalink | inviato da gico_81 il 14/12/2009 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

2 ottobre 2009

Il crimine non paga. Anzi no, paga il 5%.

Con lo scudo fiscale e' previsto il rientro (almeno temporaneo) di 300 miliardi (questa la stima) di euro che sono stati illegalmente espatriati. Dato che in Italia siamo 60 milioni, 300 miliardi significa una media di 5000EUR per italiano, infanti compresi. Su questi, diciamo che circa il 50% costituiscono tasse non pagate: 2500EUR per italiano.

In media, 2500EUR pro capite (bambini inclusi) sono le tasse che i CITTADINI ONESTI hanno dovuto pagare in piu' a causa dei FARABUTTI che hanno trasportato illegalmente i loro soldi all'estero, con la complicita' di un governo che ha depenalizzato il falso in bilancio e i reati finanziari.

Considerando una famiglia media, due persone con due bambini fanno 10000EUR a famiglia, 20000EUR se contiamo pure i nonni.

Con lo Scudo Fiscale, e' previsto il rientro dei capitali pagando una tassa che varia dall1.2 al 5%. Vuol dire che per ogni 100EUR che ci hanno rubato, ce ne restituiscono 5. Possiamo considerarla una mancia.

E' giusto notare anche che le depenalizzazioni di falso in bilancio e frodi fiscali, che hanno creato questo clima di impunita' fiscale, sono state congeniate per salvare Berlusconi dai suoi processi (assolto perche' il fatto non costituisce piu' reato). Ne consegue che per proteggere Berlusconi dai suoi processi privati, e' stato favorito questo sistema di "evasione facile" che ha causato 150 miliardi di tasse pagate in piu' dai cittadini onesti.

Alla faccia di "non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini".

La cosa piu' infame in tutto questo e' che gli evasori e i mafiosi che puliranno il loro denaro con lo scudo fiscale saranno protetti dal piu' totale anonimato. Cornuti e mazziati.

Il crimine non paga? No, paga il 5%.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Scudo Fiscale Silvio Berlusconi

permalink | inviato da gico_81 il 2/10/2009 alle 15:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

9 settembre 2009

Io te do’ ‘na cosa a te...

17033

Il problemino, di fronte alle ultime notizie sul Satyricon nazionale e sul suo Caligola, naturalmente, non e’ sapere se un uomo vada con cento donne, o se una donna vada con cento uomini, il che riguarda soltanto la loro famiglia e la loro - tenera espressione obsoleta - coscienza. Il problemino e’ sapere se in cambio di queste “conquiste”, siano distribuite ricompense non necessariamente in danaro,  perche’ la prostituzione prende varie forme e non investe soltanto l’anatomia sotto la cintola, utilizzando il potere e i mezzi che i cittadini gli o le  hanno affidato in custodia, nell’interesse loro, della collettivita’. Nel quale caso, quelle gloriose conquiste amorose, che ricordano il Carlo Martello di Fabrizio De Andre’, sono affari nostri. E impongono domande alle quali ancora non abbiamo risposte. Per essere ancora piu’ chiari,  in mezzo alla densa e unta cortina fumogena sollevata dalle navi di scorta al galeone del governo: di quello che fa il direttore dell’Avvenire o il caporedattore dello Svegliarino di Scafati non mi importa assolutamente nulla e se l’ipocrisia fosse un reato, non basterebbero le carceri cinesi trasferite in Italia. Di quello che fa un presidente del consiglio, un presidente di regione, un qualsiasi personaggio che abbia a disposizione la fiducia, i mezzi e il borsellino del pubblico, dovrebbe importarci moltissimo. Chi usa il potere e quindi i soldi dei cittadini, compresi quelli della radiotelevisione pubblica,  per fare il regalino alla “conquista” di turno, e’ sullo stesso livello morale e criminale del solito ignoto che ieri ha rubato il portafoglio a mia moglie in un supermercato di Milano. E’ un ladro. Dove il ladro sia nato, che lingua parli, che documenti abbia o non abbia, e’ del tutto irrilevante. Semmai, per il Caligola di turno, essere “democraticamente eletto” e’ un’aggravante enorme.

da Tempo Reale, Vittorio Zucconi

3 settembre 2009

Il diavolo in corpo.

di Marco Damilano, L'Espresso 3 Settembre 2009

Lo scontro con la Chiesa. Gli attacchi all'Europa. Il tentativo di bavaglio all'informazione. Il premier lancia la sua campagna di settembre. Ecco i suoi obiettivi.



Mi raccomando, scrivetelo che io queste cose le dico sempre con il sorriso... Certo, Cavaliere, si figuri, come no. Con un bel sorriso, la sera del primo settembre, data anniversario dell'invasione nazista della Polonia e dell'inizio della Seconda guerra mondiale, Silvio Berlusconi in visita a Danzica, la città polacca da cui partì tutto, prova ad affossare alcune istituzioni uscite dalla vittoria delle democrazie nel conflitto più sanguinoso della storia.

L'Unione europea, per esempio. "Bloccheremo con il veto il funzionamento della Commissione Ue", minaccia il premier scatenando le reazioni di Bruxelles, alla vigilia del rinnovo del mandato da presidente del portoghese Josè Manuel Barroso. Berlusconi è infuriato per le dichiarazioni del portavoce Ue Johannes Leitenberger sulla libertà di espressione come "garanzia fondamentale dell'Europa". Dovrebbe essere la scoperta dell'acqua calda, e invece nel reame di Berlusconia isolato dal resto della comunità internazionale no, non si può dire, è una verità scomoda. Anche perché, sempre con il sorriso, nella stessa esternazione, l'uomo che guida il governo italiano attacca sul piano personale Carlo De Benedetti ("Un editore svizzero"), il direttore di "Repubblica" Ezio Mauro ("Evasore fiscale") e l'intera stampa internazionale, presa in blocco, come un unico soggetto ostile. Finito? Macché, sempre con il sorriso, il Cavaliere lancia l'avvertimento finale alle gerarchie ecclesiastiche, già stressate da una settimana difficile.

La legge sul testamento biologico, quella per cui Berlusconi appena sette mesi fa sfidò il Quirinale, provocò una crisi istituzionale e mobilitò il gruppo del Pdl al Senato chiamato a votare in poche ore il decreto salva-Eluana, poi approvata a Palazzo Madama, potrebbe tornare in discussione: "Ne parleremo alla Camera, io garantirò la libertà di coscienza dei deputati Pdl". Sciogliete le righe, altro sorriso berlusconiano, anche la Chiesa è servita. La dichiarazione di guerra di Danzica è conclusa. È la nuova strategia del premier, partorita nelle settimane estive con l'inner circle, dove sale sempre di più la stella di Niccolò Ghedini e tramonta malinconicamente l'influenza di Gianni Letta, l'ambasciatore dei tempi di pace esautorato in questa stagione di guerra sporca, senza quartiere. La strategia della tensione inaugurata al rientro delle vacanze venerdì 28 agosto. Quel giorno da Palazzo Chigi partono le querele contro il gruppo Espresso e i giornali internazionali che hanno ripreso le dieci domande sulle frequentazioni pericolose del premier, famose ormai in mezza Europa, ma mai riprese da un tg nazionale.

E sulla prima pagina del "Giornale", di nuovo affidato alle sottili cure di Vittorio Feltri, campeggia il titolo: "Il supermoralista condannato per molestie". Sottotitolo: "Dino Boffo, alla guida del giornale dei vescovi italiani e impegnato nell'accesa campagna contro i peccati del premier, intimidiva la moglie dell'uomo con cui aveva una relazione". Il caso Boffo serve a spiegare meglio di ogni altra cosa l'escalation del neo-berlusconismo, al cui confronto il "non faremo prigionieri" di Cesare Previti era un mazzo di rose. Chi è Dino Boffo, infatti? Molto più di un semplice direttore di "Avvenire". Da 15 anni è uno dei personaggi più influenti e potenti della Chiesa e, dunque, della nomenclatura italiana. L'uomo di fiducia del cardinale Camillo Ruini. La guida di un impero multimediale che raccoglie il quotidiano dei vescovi, la televisione satellitare Sat2000, il circuito radiofonico più i grandi eventi comunicativi, tutto centralizzato nella persona di Boffo. Il front runner delle grandi campagne della Cei ruiniana, dall'astensione sui referendum sulla fecondazione assistita nel 2005 al Family Day contro la legge sulle coppie di fatto proposta dal governo Prodi e dalla cattolicissima Rosy Bindi. Cosa pensi Boffo del Cavaliere, dell'anomalia berlusconiana e del conflitto di interessi, il direttore di "Avvenire" lo chiarisce una volta per tutte il 18 aprile 2006 parlando ex cathedra dal suo pulpito preferito, il forum con i lettori nella pagina delle lettere. "Sarà dura rimediare ai guasti che il gruppo di potere di Berlusconi ha recato alle istituzioni: la vergogna delle leggi ad personam, lo stravolgimento dei principi costituzionali", scrive il lettore Ranieri Marchi. "Mi preoccupa anche la corsa farisaica a dichiararsi figli devoti della Chiesa". Boffo, però, non ci sta. E replica in malo modo: "Il suo è un anti-berlusconismo istintivo, totale, fazioso". Quanto al rapporto con la Chiesa, Boffo non ha dubbi: "Il fenomeno della secolarizzazione in Italia era partito assai prima che Berlusconi invadesse l'etere con le sue tv. Abbiamo dimenticato la vicenda del divorzio e dell'aborto? Si ricorda quel ragionamento sibillino e falsamente democratico che dilagò anche in casa nostra, nel mondo cattolico, secondo cui si diceva: "Io non divorzierò mai, ma perché devo togliere questa possibilità ad altri?". Provi a pensare, amico caro, se l'inizio della crisi non fu piuttosto quello. Poi, certo, altro venne e fu la combustione generale".

E sulla prima pagina del "Giornale", di nuovo affidato alle sottili cure di Vittorio Feltri, campeggia il titolo: "Il supermoralista condannato per molestie". Sottotitolo: "Dino Boffo, alla guida del giornale dei vescovi italiani e impegnato nell'accesa campagna contro i peccati del premier, intimidiva la moglie dell'uomo con cui aveva una relazione". Il caso Boffo serve a spiegare meglio di ogni altra cosa l'escalation del neo-berlusconismo, al cui confronto il "non faremo prigionieri" di Cesare Previti era un mazzo di rose. Chi è Dino Boffo, infatti? Molto più di un semplice direttore di "Avvenire". Da 15 anni è uno dei personaggi più influenti e potenti della Chiesa e, dunque, della nomenclatura italiana. L'uomo di fiducia del cardinale Camillo Ruini. La guida di un impero multimediale che raccoglie il quotidiano dei vescovi, la televisione satellitare Sat2000, il circuito radiofonico più i grandi eventi comunicativi, tutto centralizzato nella persona di Boffo. Il front runner delle grandi campagne della Cei ruiniana, dall'astensione sui referendum sulla fecondazione assistita nel 2005 al Family Day contro la legge sulle coppie di fatto proposta dal governo Prodi e dalla cattolicissima Rosy Bindi. Cosa pensi Boffo del Cavaliere, dell'anomalia berlusconiana e del conflitto di interessi, il direttore di "Avvenire" lo chiarisce una volta per tutte il 18 aprile 2006 parlando ex cathedra dal suo pulpito preferito, il forum con i lettori nella pagina delle lettere. "Sarà dura rimediare ai guasti che il gruppo di potere di Berlusconi ha recato alle istituzioni: la vergogna delle leggi ad personam, lo stravolgimento dei principi costituzionali", scrive il lettore Ranieri Marchi. "Mi preoccupa anche la corsa farisaica a dichiararsi figli devoti della Chiesa". Boffo, però, non ci sta. E replica in malo modo: "Il suo è un anti-berlusconismo istintivo, totale, fazioso". Quanto al rapporto con la Chiesa, Boffo non ha dubbi: "Il fenomeno della secolarizzazione in Italia era partito assai prima che Berlusconi invadesse l'etere con le sue tv. Abbiamo dimenticato la vicenda del divorzio e dell'aborto? Si ricorda quel ragionamento sibillino e falsamente democratico che dilagò anche in casa nostra, nel mondo cattolico, secondo cui si diceva: "Io non divorzierò mai, ma perché devo togliere questa possibilità ad altri?". Provi a pensare, amico caro, se l'inizio della crisi non fu piuttosto quello. Poi, certo, altro venne e fu la combustione generale".





permalink | inviato da gico_81 il 3/9/2009 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

3 settembre 2009

Il loro vero nemico è chi non li invidia.

La sintesi più spietata dell’estate italiana me la fornisce un amico: “Ovunque una massa di poveri tatuati che guarda con invidia dei ricchi tatuati”. Laddove il modello (trucido) e gli aspiranti imitatori sembrano l’uno prigioniero degli altri, e viceversa. E laddove non c’è apparente dislivello da superare, se non il censo che (oggi più che mai) appare il solo evidente arbitro dei destini individuali. Il circolo è vizioso. Naturalmente non contempla le molte e silenziose e invisibili varianti che pure esistono, ma come dire, non hanno una percepibile rappresentanza sociale e mediatica, e probabilmente neppure la cercano. Se ne stanno quatti, a migliaia, a milioni, sperando che l’epoca infine trascorra. Sono quelli che non invidiano. Che non vogliono "diventare come". Curiosamente, i padroni dell’Italia di oggi spesso nominano "l’indivia" come il motore psicologico dei loro nemici. È vero il contrario. Chi li invidia è con loro, chi li invidia è dei loro. Il loro vero nemico è chi non li invidia. Il loro vero nemico è chi sa come sopravvivere ignorandoli.

Da L'Amaca di Michele Serra


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Michele Serra l'Amaca Invidia

permalink | inviato da gico_81 il 3/9/2009 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

30 luglio 2009

Li ha risvegliati uno sfarfallio di mutande...

Michele Serra: L'amaca di domenica 26 luglio 2009; feltinellieditore.it
Tratta da “la Repubblica"
E dunque sembra che parte del mondo cattolico consideri con fastidio il portamento sessuale del signor B. Quello che resta oscuro – per le anime semplici come chi scrive – è che cosa, nel corso degli ultimi vent’anni, il suddetto mondo cattolico abbia pensato di tutto il resto: dell’accumulo di potere, dello sfoggio di ricchezza, dei mercanti nel tempio, dell’umiltà ignorata, delle leggi piegate a interessi privati, della comunità mercificata, dell’ingordigia lodata, della sobrietà dimenticata. C’era forse qualcosa di evangelico, nella parabola del signor B? Qualcosa di pio nei suoi palinsesti? Qualcosa di salvifico in lui medesimo, come ebbe a dire nei suoi giorni estremi il povero Baget Bozzo? Possibile che per tanti cattolici sia sempre e solo il sesso, a produrre sobbalzi etici, ripensamenti morali? Non era già abbastanza anticristiano un signore venuto al mondo per santificare i quattrini e la pacchianeria del potere, banalità per altro già arcidiffuse? C’entrava qualcosa con De Gasperi? Con Sturzo? Con il cristianesimo sociale, con lo scoutismo austero, con il pallore delle suorine, con i canti ciellini? Sono stati muti e sordi per vent’anni. Li ha risvegliati uno sfarfallio di mutande.

9 giugno 2009

Elezioni, il potere della televisione Tg determinanti nella scelta del voto

Da Repubblica.it

Secondo il Censis il piccolo schermo condiziona le decisioni. Solo un quarto degli elettori si affida ai giornali. I giovani guardano a Internet

Elezioni, il potere della televisione Tg determinanti nella scelta del voto

ROMA - E' ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un'opinione politica. Mentre solo un quarto degli elettori si e' affidato ai giornali mentre Internet rappresenta ancora la fonte di informazione per una fetta minoritaria del corpo elettorale, eccetto che tra i giovani.

Secondo un'indagine del Censis, durante la campagna elettorale il 69,3% degli elettori ha formato la sua scelta attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%).

Al secondo posto si piazzano i programmi televisivi di approfondimento giornalistico a cui si e' affidato il 30,6% degli elettori. Si tratta soprattutto delle persone piu' istruite (il dato sale, in questo caso, al 37%) e residenti nelle grandi citta', con piu' di 100.000 abitanti (con quote che oscillano tra il 36% e il 40%), mentre i giovani risultano meno coinvolti da questo format televisivo (il 22,3% nella classe d'eta' 18-29 anni).

Al terzo posto si colloca la carta stampata: i giornali sono stati determinanti per il 25,4% degli elettori (il 34% tra i piu' istruiti, e il dato sale ad oltre un terzo degli elettori al Nordest e nelle grandi citta', e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti).

I canali Tv ''all news'' sono stati seguiti dal 6,6% degli italiani prossimi al voto (soprattutto maschi, 9,3%, e piu' istruiti, 10,2%). Solo il 5,5% si informa attraverso i programmi della radio, il cui ascolto e' apprezzato soprattutto da artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi (12,1%).

(9 giugno 2009)


Il commento alla notizia e' gia' stato anticipato nell'articolo "TG a orologeria" di VIttorio ZUcconi, gia' pubblicato nel blog in data 21 Maggio, e integrato all'articolo "Liberi, anzi quasi" pubblicato in data 1 Maggio in commento allo studio di Freedom HOuse sulla liberta' d'informazione in Italia.

1 giugno 2009

Il Maharaja'

la corte di eununchi e servi, nani e ballerine del Papi del Consiglio...

fa da padre e da padrino/ alza tutti al suo destino/ non bisogna più pensare/ pensa a tutto il marajà


IL MARAJA'
 
É arrivato sul pallone con il botto del cannone
É arrivato sul treruote con la gotta sulle gote
É arrivato in aerostato, coi forzuti del Caucaso
sul Mercedes cabinato è arrivato il Marajà

Col monocolo e il ciclofono
va in rivista il Marajà
s'alza l'asta del ginnasta
quando passa il Marajà
si sollevano i manubri
dei sollevatori bulgari
si spara l'uomo cannone
quando passa il faraone
apre il mazzo anche il pavone
se lo chiede il Marajà

si scompiscia si sganascia
se scoreggia il Marajà
raglia tutta la marmaglia
quando raglia il Marajà
sguaian forte i commensali
versan gli otri ed i boccali
il pascialato si stravacca
se stramazza il Marajà

ma zittiscono e squittiscono
se sternuta il Marajà
si stupiscono e svanisono
se si acciglia il marajà
i giannizzeri ottomani
fanno guardia ai suoi divani
col ventaglio e col serraglio
danno lustro al Marajà

la circassa su una stola
di ermellino si consola
gli occhi viola si ristora
sui coscini di taftà
alle corse degli struzzi
fa la mostra dei suoi vizi
sognan tutti i suoi topazi
di diventare Marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!

Con l'Uncino e la Phinanza
si rimpinza il Marajà
tutti accoglie tutti abbaglia
tutti ammalia il Marajà
fa da padre e da padrino
alza tutti al suo destino
non bisogna più pensare
pensa a tutto il marajà

ma t'attacca con riguardo
tutto il marcio del suo sguardo
se non credi più a nessuno
niente crede neanche a te

i miei sogni se li è presi
l'uomo nero e non li ha resi
l'uomo nero che li tiene
e ti trattiene un anno intero
m'han coperto tutto d'oro
e poi mi han lasciato solo
solo, solo qui a pensare
a diventare marajà

Marajà! Marajà!

Astanblanfemininkutan
Melingheli stik e stuk
Malingut!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vinicio capossela Berlusconi maharaja Papi

permalink | inviato da gico_81 il 1/6/2009 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

28 maggio 2009

Noemi, quattro cose ovvie


Un pesce rosso convinto d'essere un cardinale, gli economisti che ammettono di non averci capito niente, la politica fuori dalla nomine Rai, José Mourinho che lavora gratis. Sono molte le notizie surreali che avrebbero potuto colorare questa torrida primavera, ma è toccato a una ragazzina e ai suoi bizzarri rapporti col presidente del Consiglio.

Bizzari: ecco la parola. Potete essere di destra o di sinistra, atei e cattolici, giovani o meno giovani, ma sarete d'accordo: se uno sceneggiatore avesse scritto un film con quella trama, gli avrebbero detto "Ragazzo, hai bevuto?". Invece è accaduto. Noemi, le feste, il papi, i genitori, le smentite, i fidanzati che compaiono e scompaiono. I marziani guardano giù dicendo: "E quelli strani saremmo noi?".

Quattro punti ovvii, per ridurre i litigi e provare a ragionare. Il primo: la frequentazione tra un settantenne e una diciassettenne - al di là del ruolo di lui - è insolita. La famiglia Letizia non sembra stupita, decine di milioni d'italiani sì. Una spiegazione plausibile ancora non l'hanno avuta. Se tanti lavorano di fantasia, a Palazzo Chigi non possono stupirsi.

Ovvietà numero due. Alcune affermazioni del protagonista sono state smentite. "L'ho sempre vista coi genitori": poi Noemi - ma cosa s'è fatta? era così carina! - salta fuori alla festa del Milan, sbuca al galà della moda, compare in Sardegna. Per cose del genere, nelle altre democrazie, i potenti saltano come tappi di spumante. Noi siamo più elastici - succubi, rassegnati, distratti, disinformati: scegliete voi l'aggettivo - ma un leader politico, perfino qui, dev'essere credibile.

Ovvietà numero tre. Le abitudini e le frequentazioni di Silvio B. riguardano solo Veronica L. (che peraltro s'è già espressa con vigore sul tema)? Be', fino a un certo punto. Il Presidente del Consiglio guida una coalizione di governo che organizza il Family Day, mica il Toga Party o il concorso Miss Maglietta Bagnata. Michele Brambilla - vicedirettore del "Giornale", bravo collega e uomo perbene - spiega che, per il mondo cattolico, contano le azioni politiche, non i comportamenti coerenti. Io dico: mah!

Ovvietà numero quattro. L'opposizione, in tutte le democrazie, cerca i punti deboli dell'avversario, soprattutto alla vigilia delle elezioni. Dov'è lo scandalo, qual è la novità? Se Piersilvio s'indigna, non ha idea di cosa avrebbe passato suo padre in America, in Germania o in Gran Bretagna (dov'è inconcepibile che i capi di governo possiedano televisioni). Non solo in questi giorni: negli ultimi quindici anni.
Bene: quattro cose ovvie, in attesa di sviluppi. Intanto s'è insediato quietamente il governo Letta. Qualcuno che coordini ci vuole. C'è da lavorare, e il Capo è altrove.


Dal Corriere della Sera del 28 maggio 2009


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi family day noemi

permalink | inviato da gico_81 il 28/5/2009 alle 17:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
dicembre